Quando si parla di migliorare una lingua straniera, la maggior parte dei consigli ruota sempre intorno alla stessa idea rassicurante: procedere per gradi, semplificare, aspettare di essere “pronti”. Io, “Bastian contrario” (espressione idiomatica italiana che indica una persona che per partito preso assume opinioni o atteggiamenti opposti a quelli della maggioranza, contraddicendo sistematicamente anche senza motivo, ciao Google) e insegnante di lingue, faccio spesso e volentieri l’esatto opposto. Leggo testi non graduati, scritti per madrelingua (nel senso, scritti senza pensare al rendere facile la lettura per chi potrebbe essere studente), e li analizzo senza l’ossessione di capire ogni singola parola. È una scelta intenzionale, poco comoda ma estremamente efficace. Ed è diventata una delle pratiche più solide (e divertenti) nel mio percorso con il francese.

Articoli veri, newsletter, saggi brevi, pagine scritte senza pensare a me come studente della lingua. Faticoso?, sì, certo che sì. Ma è una fatica intelligente.
Specifichiamo la cosa più importante
Viggggiuro (ripetute G per enfasi) che è la prima cosa che la maggior parte delle persone fa ed è proprio quello che io mi ostino a non fare.
Non traduco. So che viene naturale. Ma non leggo per tradurre, leggo per assimilare.
Non mi interessa capire ogni parola. Mi concentro sul senso generale del testo, sull’idea principale, sul messaggio che passa anche quando alcune parti restano opache. Questo è un passaggio chiave che molte persone saltano: confondono il non capire tutto con il non capire niente. In realtà, il cervello è molto più bravo di quanto pensiamo a costruire significato anche in condizioni di incertezza.

Quando incontro parole o espressioni che non capisco, le sottolineo e vado avanti. Se le rivedo più volte, spesso il significato emerge da solo, per contesto, per co-occorrenze, per logica interna (vedi immagine sopra!). È un processo lento ma estremamente efficace, perché quel significato non arriva dall’esterno sotto forma di traduzione, ma si costruisce dall’interno. E quello che costruisci tu, lo ricordi meglio.
Sottolineo anche ciò che mi piace. Espressioni, strutture, modi di dire che sento “miei”, che potrei usare anche io. Anche questo è un passaggio sottovalutato: non tutto ciò che capiamo è utile, e non tutto ciò che è utile ci colpisce allo stesso modo. Imparare a notare cosa risuona con il nostro stile è parte dell’acquisizione linguistica, non un vezzo estetico. Ai miei studenti direi: “hai attivato il filtro del “mi serve”?”

Poi c’è la parte che da insegnante amo di più: l’analisi. Mentre leggo, riconosco la grammatica che già conosco dentro frasi reali. Tempi verbali, accordi, costruzioni che sui libri sembrano astratte e che invece, lì, stanno funzionando davvero. Non studio nuove regole: rinforzo quelle che ho, vedendole in azione. Questo crea una sicurezza enorme, perché smette di essere “teoria” e diventa competenza osservabile.

Input → output… ma Duolingo da che parte sta?
Infine, signore e signori alla lettura, racconto ad alta voce quello che ho letto: esattamente quello che tutti i miei studenti di coaching 1:1 vengono obbligati a fare. Perché a cosa serve acquisire tantissimo se poi non ci produciamo qualcosa di utile?
Non mi interessa riassumere perfettamente, non cerco la frase elegante. Racconto. Con le parole che ho. Questo passaggio è fondamentale: chiude il cerchio tra input, analisi e output. E, come succede spesso, mentre parlo mi accorgo di cosa so davvero e di cosa invece mi manca ancora. Nessuna app può farlo al posto mio.
Ora, qui apro una parentesi delicata. In casa nostra ci sono tre approcci allo studio del francese. Nostro figlio si fa leggere libri in francese da mamma e papà (hello, esercizio di pronuncia!). Mio marito fa Duolingo + insegnante. Io faccio insegnante + analisi della lingua… + Duolingo (abbiamo pagato il piano famiglia e non voglio buttare via i soldi ma hey, sono un’insegnante con forse 150gg di streak?). Diciamo che… se guardiamo i risultati, il mio approccio sta dando qualche soddisfazione in più. Lo dico con affetto, tigggiuro Davide, so che leggi i miei articoli, ti amo, sono orgogliosa di te e sei bravissimo! Ma so quello che dico e so che sei d’accordo con me. Continuiamo.
Il punto non è Duolingo sì o no. Il punto è che senza contatto con la lingua reale, senza analisi attiva e senza produzione, il progresso resta fragile. Funziona finché resti nell’ambiente protetto dell’esercizio. Appena esci, tutto vacilla. Lavorare su testi non graduati allena proprio questo: stare nella complessità senza farsi schiacciare.
Se vuoi provare subito, fai così:
- scegli un testo breve ma autentico,
- leggilo una prima volta senza fermarti,
- sottolinea ciò che non capisci senza cercarlo subito,
- evidenzia una o due frasi che ti piacciono,
- nota una regola grammaticale che riconosci,
- poi racconta ad alta voce cosa hai letto.
Dieci, quindici minuti. Non di più. Fatto.

Questo approccio richiede presenza, non perfezione. Richiede di smettere di aspettare il momento in cui “sarà tutto chiaro” e iniziare a lavorare con ciò che è già disponibile. È un metodo meno “coccolo”, ma molto più solido. Ed è esattamente il tipo di lavoro che propongo anche a chi lavora con me: meno scorciatoie, più strumenti reali. Perché imparare una lingua non significa collezionare risposte giuste, ma costruire un sistema che regge anche quando le risposte non arrivano subito.
Previsioni per il nostro imminente trasferimento in Francia?
Non saremo pronti, ma quello non succederà mai. Lo dico sempre ai miei studenti: “non ti sentirai mai pronto” e lo vedo anche in me, in noi, ma va benissimo così. Almeno ci stiamo preparando, almeno stiamo seguendo regolarmente le nostre lezioni (con l’insegnante, Duolingo non conta) e facendo i nostri esercizi, almeno ci piacciono le sfide.
Questo esercizio di lettura è uno dei tanti che faccio (ndr, ho un altro articolo sul mio language journal in francese), ma sarà QUELL’esercizio che mi porta alla fluency? No. Ma è un ingrediente. Un modo essenziale, per me, per fare pratica. E potrebbe esserlo anche per te.
“Good to know!” / varie ed eventuali:
- mi occupo di Indipendenza Linguistica e certificazioni C1 e C2 – il modo migliore per saperne di più è tramite call conoscitiva. Credo moltissimo nel rapporto insegnante/studente come base dell’apprendimento assistito, quindi dobbiamo anche piacerci oltre che essere allineati sui tuoi obiettivi.
- ho un sito web che non uso e non controllo da ormai un paio d’anni, ma che può mostrarti qualcosa di me: www.homemadeenglish.it
- ho anche dei pdf in vendita su Gumroad e dei corsi per docenti a disposizione su docentieformazione.it
- il modo migliore per contattarmi è tramite instagram o mail; mi trovi su @laura.homemadeenglish o all’indirizzo laura@homemadeenglish.it